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speculazione

speculazione [spe-cu-la-zió-ne] nome femm. (plur. speculazioni) [etimologia: dal latino tardo speculatione(m) «esplorazione»]. [1] Nel campo della finanza, operazione di vendita e acquisto di strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, valute, cioè monete) per ottenere un profitto dall’instabilità della Borsa. Lo speculatore, cioè, cerca di ottenere un guadagno vendendo o comprando azioni o obbligazioni all’interno del vasto mercato finanziario (la Borsa) in seguito ad un’analisi attenta delle varie opportunità:   la speculazione avviene quando l’investitore acquista un’obbligazione o un’azione a un prezzo vantaggioso, aspettando il momento propizio per rivenderla, cioè quando i prezzi iniziano a salire, al fine di ottenere il guadagno. Lo speculatore può anche vendere perché prevede una diminuzione del prezzo con l’obiettivo di riacquistare l’obbligazione o l’azione in futuro ad un prezzo inferiore;   negli USA, dal 1926 al 1929, gli investimenti azionari crebbero molto e gli indici di borsa, che indicavano il valore delle azioni, salirono  da 100 a 216. Ma all’aumento del valore delle azioni non corrispondeva un vero aumento della produzione e della vendita dei beni; investitori e banche erano spinti alla speculazione finanziaria, cioè a vendere o a comprare azioni a un valore diverso da quello reale;    la speculazione esagerata, insieme alla sovrapproduzione e alla caduta dei prezzi dei prodotti agricoli fu una delle cause della Crisi del 1929;   sono proprio le crisi di mercato a dettare le regole del vendere e del comprare, grazie all’oscillazione continua dei prezzi, la speculazione può portare a grandi guadagni o a grosse perdite. || Nel commercio, è l’acquisto di un bene che presumibilmente aumenterà di valore in breve tempo. [2] Attività, azione intrapresa per ottenere un vantaggio personale sfruttando senza scrupoli una situazione sfavorevole ad altri: il Presidente del consiglio ha dichiarato che:   Mussolini definì pubblicamente speculazioni le reazioni delle opposizioni che prendevano spunto dall’omicidio di Giacomo Matteotti per chiedere le dimissioni del governo fascista.